René Crevel

Babilonia

Traduzione e cura di Tania Collani

Salmagundi
pp. 176 | 12,5 x 20,5 cm | € 16,00
ISBN 978-88-31365-43-7

Il racconto del disfacimento di una famiglia benestante, filtrato attraverso gli occhi di una bambina.

«L’opera di Crevel è stata la più pura espressione di un tormento comune a tutta un’epoca».
Tristan Tzara, 1954

René Crevel è ordinario (Parigi, 1900-1935) nasce e cresce in una famiglia piccolo-borghese. Studia legge e letteratura alla Sorbonne e frequenta la gioventù avanguardista, divenendo amico di Klaus Mann (figlio di Thomas) e André Breton, il teorico del surrealismo che lo farà entrare nel suo movimento. Minato fisicamente dalla tubercolosi, e, psicologicamente, dalla difficile conciliazione tra militanza comunista, omosessualità e un’estetica letteraria antirealista, il 10 giugno 1935 si suicida aprendo il gas della sua cucina.

Dalla grigia Parigi a una Marsiglia arcobaleno di bandiere, sole e molluschi al mercato; dai vestiti variopinti e rappezzati delle vecchie prostitute della Cannabière alle guance troppo rosa di ragazzi che vendono il piacere a poco, Crevel narra le storie tristi di persone ai margini, con un lirismo doloroso e una rabbia latente. Manifesta il proprio dissenso nei confronti della pena di morte, della prigione a vita, di un ordine imposto solo per compiacere un gruppo di persone noiose, infagottate in pellicce che puzzano di cane bagnato. E allora abbia inizio la svestizione, e al diavolo le buone maniere, le idee ben congegnate, le poltrone foderate e polverose. E benché anche l’insubordinazione abbia un prezzo, ci vuole ben altro per scoraggiare i personaggi di Crevel che, a testa alta, come eroi spartani, sono pronti a gettarsi nel baratro.