Contagiarsi!

Scritti di Lucrezio, Boccaccio, Defoe, Manzoni, Zola, Boito, London
a cura di Stefano Calabrese e Valentina Conti

Copertina del libro "Contagiarsi!"

Salmagundi
pp. 176 | 12,5 x 20,5 cm | € 18,00
ISBN 978-88-31365-23-9

La paura ancestrale del contagio, della malattia mortale che si propaga come una maledizione divina, è un tema costante delle narrazioni letterarie qui raccolte in un unico volume.

«Potrei riempire questa storia degli strani racconti che la gente faceva ogni giorno su quanto aveva veduto; e ogni persona era così categorica circa l’aver scorto quanto pretendeva di scorgere, che non c’era verso di contraddirla senza guastare l’amicizia, ed essere considerato, da un lato, zotico e incivile e, dall’altro, profano e ottuso».

Daniel Defoe, Diario dell’anno della peste, 1722

Stefano Calabrese è professore ordinario di Comunicazione narrativa nell’Università di Modena e Reggio Emilia e insegna anche Semiotica allo IULM, Comunicazione multimediale e NeuroHumanities al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Tra i suoi ultimi volumi: Intossicarsi! (con S. Mittiga), Manuale di comunicazione narrativa, Gli arabi e lo storytelling. Dalle origini a Giulio Regeni.

Valentina Conti è dottore di ricerca in Narratologia e assegnista nell’Università di Modena e Reggio Emilia. È autrice di Per una narratologia interculturale. I confini millenari tra Occidente e Estremo Oriente e, con Stefano Calabrese, di Che cos’è una fanfiction e Neuronarrazioni.

A partire dall’antichità l’uomo ha periodicamente documentato il dilagare di epidemie e pandemie, raccontando al tempo stesso una delle sue paure più recondite: il contagio. Eppure quest’ultimo ha assunto configurazioni e significati differenti in base al contesto storico-sociale e alle scoperte medico-scientifiche dell’epoca. Basti pensare alle credenze del mondo antico sull’origine soprannaturale delle epidemie, che spesso si riteneva fossero provocate da offese commesse dagli uomini contro le divinità. La dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della sanità sullo stato di pandemia da Covid-19 dell’11 marzo 2020 ha attivato degli effetti collettivi ancestrali, che la letteratura mostra in modo assai chiaro. Infatti, le malattie infettive e il timore dell’essere contagiati non solo hanno sempre occupato un ruolo preminente a livello narrativo, ma rappresentano altresì forme archetipiche dalle molteplici sfumature.