Roberto Brigati

Il cinismo in filosofia
Un’introduzione

Syllabus
pp. 224 | 13 x 21 cm | € 22,00
ISBN 9788831365314

Questo libro esplora l’ipotesi che i cinici, o il mito del cinismo, ci abbiano influenzato più di quanto crediamo o siamo disposti ad ammettere.

«Ogni epoca, e specialmente la nostra, ha bisogno di un Diogene, ma la difficoltà è trovare uomini che abbiano il coraggio di esserlo – e uomini che abbiano la pazienza di sopportarlo».
Jean Le Rond d’Alembert, Mélanges de littérature, d’histoire et de philosophie, 1759

Roberto Brigati insegna filosofia morale e antropologia filosofica all’Università di Bologna. Le sue ricerche si dirigono verso gli incroci della filosofia con le scienze umane, la società, la politica. Ha pubblicato saggi sulla psicoanalisi (Ragioni e cause. Wittgenstein e la filosofia della psicoanalisi, Quodlibet 2001), sulla filosofia della malattia (Vite normali. Storia, realtà e immaginario dell’emofilia, con F. Emiliani, 2013), sulla meritocrazia (Il giusto a chi va. Filosofia del merito e della meritocrazia, 2015), sull’antropologia contemporanea (Metamorfosi. La svolta ontologica in antropologia, con V. Gamberi, 2019).

C’è stato un tempo in cui «cinico» era una parola di apprezzamento, ma i filosofi a cui per primi fu applicata la qualifica sono finiti ai margini anche della storia della filosofia. Di certo quando questo termine ricorre nella conversazione quotidiana non si pensa per prima cosa a un filosofo frugale, randagio e caustico.
Nondimeno il cinismo non fu un episodio, ma un movimento attivo per secoli, fino alla fine dell’evo antico, in tutto il mondo mediterraneo, e con un numero di adepti che ha fatto parlare di «fenomeno di massa». Molti dei suoi schemi e delle sue condotte sono filtrati non solo nello stoicismo, ma anche nella predicazione cristiana delle origini.
Per tutta l’età medievale e moderna, fino all’Illuminismo, il cinismo ha mantenuto una folta schiera di ammiratori, per essere poi in gran parte dimenticato dopo la condanna hegeliana.
Dagli anni Ottanta, c’è stato un risveglio d’interesse per la filosofia cinica, trainato soprattutto dagli scritti di Foucault e di Sloterdijk, ma la sua eco in Italia è ancora limitata. Questo volume si propone di inquadrare il cinismo antico nelle sue linee generali, e di esplorare la sua eredità nella cultura europea, che è vasta quanto sommersa.